ponentino

Come purtroppo accaduto nel lontano e recente passato, lo sviluppo delle periferie di Roma non ha quasi mai seguito i criteri della sostenibilità e della razionalità, ma quelli degli interessi dei costruttori e del potere politico. Il quartiere La Storta non fa eccezione. Cresciuto nel corso dei decenni tra case abusive e condomini lungo la via Cassia, ha ormai raggiunto i 20 mila abitanti.

Le scriteriate politiche urbanistiche degli ultimi decenni hanno contribuito a peggiorare (o peggioreranno ulteriormente) la vivibilità di tutta l’area, cominciando dalla mobilità (sia pubblica che privata): dalla Castelluccia a Piansaccoccia (via Paravia sulla Braccianese), ai nuovi quartieri di Via della Storta (tra cui l'agreste "Colline della Castelluccia) e l'altrettanto bucolica (ma frutto di una compensazione che sta devastando un altro pezzo di agro romano) e in costruzione "Residenze Parco di S.Nicola", per arrivare al cosiddetto "Punto verde qualità" dell’Olgiata che ci ha consegnato un mega centro sportivo, un centro commerciale già preda del degrado e un unico "vero" spazio verde, un parco a ridosso dell'Olgiata chiuso e abbandonato.

Occorre essere chiari. Nessuna di tali trasformazioni urbanistiche ha portato o porterà ad un miglioramento della qualità della vita dei cittadini della Storta. I risultati sono invece: più cemento, meno zone verdi, nessun nuovo parco pubblico, più traffico, più smog, più rumore, nessun potenziamento del trasporto pubblico, ma anzi un suo inesorabile deterioramento, servizi educativi che non sono stati adeguati alla nuova pressione demografica, nessun presidio sanitario. Nella zona abbiamo solo più supermercati, ben magra consolazione.

Giovanni Giallombardo

 

PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DEGLI SPAZI PUBBLICI DI ROMA - QUESTIONARIO  A CURA DI UN GRUPPO DI STUDENTI DI ARCHITETTURA

 

15 aprile 2016

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Ciao a tutti, siamo un gruppo di studenti di Architettura Roma 3 e stiamo lanciando un breve questionario per comprendere quale sia il rapporto della cittadinanza con gli spazi pubblici delle città al fine di potenziare quelle che sono le carenze percepite, all'interno di un discorso su scala metropolitana. Vogliamo chiedervi la cortesia di pubblicare il questionario all'interno dei vostri forum o pagine sui social in modo da rendere più veritiera la nostra ricerca. Se dovessero interessarvi i risultati siamo a disposizione per condividerli.

 

Questo è il link del questionario:

 

https://docs.google.com/forms/d/1wTpaUX2Hc1AWak5v01fQo3novXMyU0LLLw82w0HynBU/viewform?usp=fb_send_fb

 

Grazie in ogni caso per la disponibilità.

 

Marco Proietti

 

RACCOLTA DIFFERENZIATA

 

11 marzo 2015

 

Era un pò di tempo che non percorrevo Via della Storta e Via di Casal Selce. Sono due strade lunghe 10 km la prima, 5 la seconda che però possiamo anche immaginare come un’unica e stretta arteria stradale che attraversa un vasto territorio dell’estrema periferia nord-ovest di Roma, ben oltre il Raccordo anulare. Attraverso di esse dalla via Cassia si raggiunge via di Boccea e, quindi, via Aurelia. Anche in queste zone (case sparse e piccoli agglomerati urbani) è iniziata la nuova raccolta differenziata porta a porta, dopo la chiusura di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa. Dopo 30 anni di immobilismo e di assenza di una qualunque politica sui rifiuti che non fosse quella di riempire di spazzatura un enorme buco (per miopia, complicità, interesse), l’Europa ha costretto Roma a cambiare direzione. L’attuale, disastrosa, situazione della raccolta dei rifiuti è figlia anche di tutto questo.

La grande e drammatica sfida che il Comune di Roma sta cercando di portare avanti con la completa riorganizzazione del ciclo dei rifiuti, sconta impreparazione, improvvisazione, inefficienze, resistenze. E sconta Mafia Capitale. Appalti truccati e corruzione. Complicità, convergenza di interessi e scambi tra imprenditori, politici, amministratori e criminalità organizzata.

Ma il Comune di Roma, pardon, Roma Capitale, e i nuovi vertici di Ama puntano molto sulla nuova raccolta per uscire dall’emergenza, per conquistare una normalità che ad oggi sembra una chimera. Anche in Via della Storta e in Via Casal Selce i cassonetti (spesso vecchi, danneggiati e talvolta bruciati) sono spariti. Al loro posto ci sono i nuovi bidoncini, alcuni piccolissimi. Accanto i cancelli delle case, a fianco degli ingressi nei condomini. Lungo la strada sacchetti di spazzatura abbandonati, probabilmente gettati dalla gente direttamente dalle auto in corsa. E anche tante piccole discariche qua e là (non che prima non ci fossero). Un panorama desolante.

Via della Storta - XIV Municipio


Alle inefficienze dell’organizzazione si aggiunge una crescente inciviltà delle persone, un degrado civile incredibile. Una mancanza di rispetto per gli altri e per l’ambiente di alcuni a cui pare sovrapporsi senza soluzione di continuità l’indifferenza (la rassegnazione?) dei più.

 

Eppure va accolto positivamente l'annuncio congiunto di Municipio (XV), Comune e Ama che anche nella più vasta ex circoscrizione di Roma (il XV, ex XX), con un territorio equivalente al comune di Bologna, finalmente si partirà con la riorganizzazione della raccolta. Dopo l’estate, comunque entro l’anno. Il tempo che ci separa dall'avvio del nuovo modello forse potrà essere impiegato per evitare gli errori commessi negli altri municipi, per cercare di coinvolgere i cittadini, per informare, comunicare, convincere. Altrimenti, come l'esperienza di altre zone di Roma insegna, il nuovo modello porterà molti più problemi di quelli che vorrebbe risolvere. Bisognerà poi capire dove (e come) verrà avviata la raccolta porta a porta condominiale e dove invece verrà solo riorganizzata la raccolta stradale. Non sono dettagli da poco. Andrà poi evitato il rischio (molto concreto) che, nel periodo che precede la partenza della nuova raccolta differenziata, le zone in cui è stato da poco attivato il porta a porta (nel XIV Municipio), orfane dei cassonetti "esportino" in parte la propria spazzatura nelle zone di confine del XV Municipio. Il "turismo dei rifiuti" ha già colpito in passato e colpisce ancora oggi molti quartieri del nostro territorio con effetti disastrosi per l'igiene e il decoro urbano. Se - come annunciato - sarà potenziato il ruolo degli accertatori (ma, per usare un eufemismo, possiamo dubitarne?), è bene che questo avvenga anche - se non soprattutto - in queste zone di confine.

Via Vincenzo Tieri 55 - XV Municipio

 

Per ultima, ma non meno importante, c’è la questione di dove finiscano (e finiranno) i rifiuti differenziati. E quanto ci costi trasportarli fuori la nostra regione. E se si faranno gli ecodistretti. E dove. E quando. Se ne sa poco. Non c’è trasparenza. Forse anche perché non ci sono le idee chiare. O perché troppi e troppo grandi sono gli interessi in gioco.

 

La speranza è che – con il tempo – si riesca non solo a differenziare correttamente i rifiuti, ma anche e soprattutto a riusarli e a ridurne progressivamente la loro produzione. Ma questo richiederà un enorme cambiamento culturale e di mentalità. E questo mi sembra davvero un miraggio!

 

  Giovanni Giallombardo

 

Fonte: www.percui.ilcannocchiale.it

"PARADISI"

 

10 settembre 2014

@ggiallombardo
@ggiallombardo

PIOVE

 

11 febbraio 2014

     

Cittadino 1: Piove!

Cittadino 2: Sì, in inverno qualche volta piove! O nevica.

Cittadino 1: Va bene, ma piove tanto, molto più che negli inverni dei decenni passati.

Cittadino 2: E in estate il sole scotta, ci sono le zanzare e nel mare le meduse.

Cittadino 1: Non scherziamo. I fiumi e i canali straripano, le città si allagano, franano le strade, ....

Cittadino 2: ... "Bombe d’acqua", "Ha fatto tanta acqua in un giorno come in un anno", "Alluvioni lampo", è così?

Cittadino 1: Sì, il clima è cambiato.

Cittadino 2: Ma la colpa è davvero solo della pioggia? Non sarà che stiamo pagando il prezzo di 50 anni di devastazioni ambientali? Non sarà che abbiamo violentato il nostro territorio? Strizzato l’occhio per decenni all’abusivismo? Costruito troppo o dove non si doveva? Cementificato il cementificabile? Saccheggiato beni pubblici per fini privati? E oggi ne paghiamo il conto?

Cittadino 1: Sì vabbè, adesso se le città si allagano e si sbriciolano è colpa dei costruttori!

Cittadino 2: Mica solo dei costruttori. Dov’erano gli amministratori pubblici? Si potrà o no parlare di un sistema di complicità e convergenza di interessi?

Cittadino 3: In molte parti d’Italia è successo proprio questo. A Roma per esempio. Ha scritto Gabriele Corsi sul Fatto Quotidiano del 30 gennaio. Eccolo il Sacco di Roma. Passato attraverso le amministrazioni Rutelli, Veltroni, Alemanno. Ecco la dimostrazione di chi sono "i nuovi Re di Roma", come li aveva definiti Milena Gabanelli in una meravigliosa puntata di Report. E i colpevoli? Colpevoli tutti. Gli amministratori e le amministrazioni tutte degli ultimi 15 anni. Gli uffici competenti, chi poteva dire "fermatevi" e non l’ha fatto. Chi doveva scriverne, parlarne, informare perché aveva i mezzi per farlo. E non l’ha fatto. Colpevole io. Per essere stato troppo distratto, occupato da altro. Colpevole per essermi girato dall’altra parte mentre, passando su un auto, guardavo dal finestrino. Perché ora, a parte il cemento, non c’è più niente da vedere.

Cittadino 2: E potremmo anche andare più indietro nel tempo. Fino agli anni ’50 e ’60, al primo sacco di Roma.

Cittadino 1: Sì, ma colpevoli tutti ... nessun colpevole!

Cittadino 2: I maggiori responsabili sono coloro che avevano il potere di decidere. La classe politica, amministrativa e imprenditoriale della città. Con poche eccezioni.

Cittadino 3: ..."Centralità urbanistiche". "Compensazioni". "Varianti e deroghe al piano regolarore". "Housing sociale". "Ambiti di riserva". Con queste, ed altre, espressioni si misura l’irresponsabilità di una classe dirigente e il fallimento di un modello di sviluppo della città.

Cittadino 2: A Roma ci sono troppe case, ma contemporaneamente cresce il disagio abitativo, strano è?

Cittadino 1: Una Roma che si è sviluppata senza pianificazione...

Cittadino 3: No, la pianificazione c’è stata, ma ha seguito gli interessi della rendita fondiaria e della speculazione edilizia. Una città "privatizzata", sempre meno bene pubblico (cfr. Francesco Erbani, Il tramonto della città pubblica, 2013). Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Roma è una città che si è riempita negli ultimi 15-20 anni di nuovi quartieri dormitorio e di enormi centri commerciali, priva di un decente servizio di trasporto pubblico, sempre più assediata dal traffico e dalle auto, pervasa da un’illegalità diffusa e dall’abusivismo. Una città in cui interi quartieri o zone sono frammenti, isole separate, ultraperiferie degradate ed emarginate.

Cittadino 2: Bisognerebbe invertire la rotta investendo risorse nel "riuso e nella rigenerazione del costruito", "riabitare la città abitata", come dice l’urbanista Giovanni Caudo, oggi assessore alla Trasformazione urbana del Comune.

Cittadino 3: Una sfida gigantesca, anche dal punto di vista culturale. E Roma è soffocata da un debito enorme.

Cittadino 1: Non c’è alcuna speranza allora?

Cittadino 2: Forse la fuga.

Cittadino 3: Per andare dove?

Cittadino 1: Dove non piove!

 

  Giovanni Giallombardo

 

Fonte. http://percui.ilcannocchiale.it

 

RISPUNTA LA CENTRALITA' LA STORTA

 

20 dicembre 2012

 

Il 14 dicembre scorso è stato pubblicato sul "Settimanale Zona" un articolo  dal titolo: "Viabilità, in fase di approvazione il raddoppio della Cassia tra La Storta e Gra-Trionfale", cui rimando per la lettura integrale (www.settimanalezona.com/notizia.php?id=6423). Nell'articolo si capisce che l'opera è legata alla realizzazione della famosa "centralità urbana" La Storta (con le stesse cubature?, con cubature aumentate?), prevista dal Nuovo Piano Regolatore approvato dalla giunta Veltroni, che porterebbe ad un nuovo diluvio di cemento su quello che rimane della campagna a nord di Roma. Auguriamoci che si tratti solo di propaganda elettorale dell'attuale giunta Alemanno per assicurarsi il voto dei costruttori e che la centralità urbana La Storta non venga mai realizzata. Se così non fosse, in futuro ce ne vorrebbero tre di Braccianesi bis. Mi auguro che il Settimanale Zona decida di appoggiare alle prossime consultazioni elettorali municipali e comunali chi si presenta con un programma che ha come principio fondamentale il "consumo di suolo zero".

Alle prossime elezioni la posta in gioco è molto alta. Stiamo in guardia.

 

Giovanni Giallombardo

 

LA ROTATORIA (2)

 

21 settembre 2011

  

1 anno fa raccontammo la storia di un semaforo e di una rotatoria, legate ad una vicenda di ordinario traffico nella periferia nord di Roma, tra i quartieri La Storta e la Giustiniana (La rotatoria, 24 ottobre 2010). Registravamo l’idea della classe dirigente locale di eliminare il semaforo incriminato lungo la via Cassia per fluidificare il traffico. Scrivevamo: “Il progetto è allo studio. È allo studio da 1 anno. Forse un altro anno ci vorrà per arrivare a qualche conclusione, probabilmente per arrivare a dire che non si può fare, che è troppo costosa, che i pedoni dove li facciamo passare, che le rotatorie sono superate, che, forse, la rotatoria in questo caso non serve a niente. Non serve a niente togliere il semaforo, perché l’imbuto rimane, perché le auto sono sempre quelle e il traffico pure”.

Sul settimanale “Zona” del 16 settembre scorso c’è un articolo così intitolato: “Semaforo Giustiniana, niente rotatoria: progetto in 3 fasi”. La famosa rotatoria che – secondo la classe dirigente locale – avrebbe dovuto risolvere quasi tutti i problemi della via Cassia tra La Storta e la Giustiniana, come previsto, non si farà. Leggiamo le dichiarazioni di Roberto Cantiani (Pdl), presidente della Commissione Mobilità di Roma Capitale, sul nuovo progetto di viabilità: “Il progetto verrà sviluppato in tre fasi: la prima, che partirà da subito, consiste in un’ottimizzazione dei tempi del semaforo, che resterà immutato, in modo da dare maggior spazio al verde sulla Cassia, limitando così gli impedimenti sul traffico”.

Ricapitolando: 1 anno di tempo per partorire un’idea fantastica. Tenere acceso il verde del semaforo per qualche secondo in più. Straordinario. Neanche il più pessimista avrebbe potuto immaginare che ci sarebbero voluti più di 365 giorni per “elaborare” un piano davvero rivoluzionario. Per pietà tralasciamo l’analisi delle altre inutili e successive due fasi (un semaforo intelligente e una nuova segnaletica). Ma non possiamo evitare la chicca finale sempre del presidente della Commissione Mobilità: “Da qui a sei mesi dovremmo avere uno studio dettagliato della situazione per portare a termine risultati importanti”. Sobriamente, il settimanale conclude: “Forse, tra dieci anni, il fascicolo “Semaforo Giustiniana” potrà finalmente essere archiviato”. Forse, appunto. Intanto si continua a “studiare” una soluzione, senza trovarla. Ricordiamocelo quando i nostri politici si presenteranno agli “esami” elettorali.

 

Fonti: Alessio Barbati, “Semaforo Giustiniana, niente rotatoria: progetto in 3 fasi”, Zona, 16 settembre 2011.

 

  Giovanni Giallombardo

 

Fonte: www.percui.ilcannocchiale.it

LA ROTATORIA
 
24 ottobre 2010
 
 
 
 
Avete mai provato a percorrere la via Cassia tra la Storta e la Giustiniana direzione Roma? Alle 6,30, alle 7, alle 8 o alle 11 del mattino; alle 2, alle 4 o alle 5 del pomeriggio la scena è sempre la stessa. Una fila ininterrotta di auto a passo d’uomo. 25-30 minuti per percorrere meno di 1 km. Il tratto in questione è quello compreso tra il bivio della Cassia con la Braccianese bis e il semaforo adiacente la stazione Fr3 della Giustiniana. Il classico imbuto.
Tramontata l’ipotesi del prolungamento della Braccianese fino a raggiungere il Raccordo Anulare si è fatta strada un’idea rivoluzionaria: la rotatoria.
Perché, questo è il ragionamento della classe dirigente locale, eliminando il semaforo si fluidificherebbe il traffico. Il progetto è allo studio. È allo studio da 1 anno. Forse un altro anno ci vorrà per arrivare a qualche conclusione, probabilmente per arrivare a dire che non si può fare, che è troppo costosa, che i pedoni dove li facciamo passare, che le rotatorie sono superate, che, forse, la rotatoria in questo caso non serve a niente. Non serve a niente togliere il semaforo, perché l’imbuto rimane, perché le auto sono sempre quelle e il traffico pure.
Rassegniamoci. Non abbiamo alternative. E non servirà cambiare quartiere o mezzo di trasporto. Spostarsi in un’altra parte di Roma e poi precipitare in un altro imbuto sull’Aurelia, la Flaminia o la Salaria; sulla Tiburtina, la Prenestina o la Casilina; sull’Appia, l’Ardeatina o la Laurentina; sull’Ostiense, la via del Mare o la Portuense. In un altro quartiere dormitorio, con il suo bel (o brutto) centro commerciale – l’ennesimo “più grande d’Europa”, ma senza metropolitana, treni decenti, asili nido, scuole, piazze, parchi pubblici.
Condannati a stare in coda. Per necessità. Perché non c’è alternativa. Se non ripensare la città, per renderla “abitabile”. Come ha scritto Giorgio Cosmacini, storico della medicina, ripensare la città “può voler dire due cose: pensarla com’era, in un passato più o meno lontano, oppure pensarla come vorremmo che fosse, in un progetto di città futura” (24 feb. 2003, Corriere della Sera). Ma ci vorrebbe una classe dirigente all’altezza, seria, competente, lungimirante e disinteressata. Oltre che una cittadinanza più partecipe ai problemi comuni.
 
Continueremo a stare in coda.
 

  Giovanni Giallombardo

  

Fonte: www.percui.ilcannocchiale.it